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In
che maniera concepire dei
saperi pertinenti tenendo
conto della pluralità dei
discorsi che invocano la
« mondializzazione »? Il
termine appare verso il
1960, in un senso
strettamente analitico,
con il significato di «
diffondersi nel mondo
intero ». L’idea di una
trasformazione
tendenzialmente unificata
del mondo si è diffusa
solo negli ultimi
vent’anni.
Può essere ridotta ad una
« globalizzazione
economica » o
all’egemonia americana?
Che fare dell’irruzione
folgorante della Cina,
dello sviluppo
dell’India? Ci
proponiamo di discutere
questa trasformazione
globale coerente ed
accelerata del mondo
contemporaneo, avviata
dall’inizio degli anni
1980, come risposta alla
crisi inaugurata nel
1973-4. Come
incidono questa
mutazione, questo processo
globale di trasformazione
delle società**
sugli Stati, i popoli, i
ceti, le culture, le
lingue, o addirittura, le
individualità? Come si
mobilitano queste unità
storiche, sociali, umane
per affrontare la
mondializzazione, per
fondersi o tentare di “ammansirla”?
In che modo, tra i
molteplici livelli di
saperi e di ideologie ma
anche di utopie e di
immaginari, si raffigurano
nello stesso tempo questi
processi, le politiche che
le influenzano, e le loro
stesse azioni ?
Questo colloquio trans-disciplinare
si propone di discutere la
più grande varietà d’approcci,
di studi, di ricerche,
d’osservazioni. Le
molteplici esperienze
sociali di questa
mondializzazione non hanno
tutte le loro necessarie
interpretazioni ?
Come le esperienze
settoriali o localizzate
influenzano le teorie
globali? Come procedono le
reciproche ritraduzioni ?
Spazi e territori
Gli spazi ed i territori
hanno delle frontiere e
delle denominazioni
variabili nel corso della
storia. Che cosa diventano
in seno a questi (nuovi ?)
movimenti tecnici,
economici, politici
allorché il discorso
dominante non li evoca che
nel registro del
collegamento in rete di
individui, desideri e
commerci?
Senza limitarsi alle nuove
interpenetrazioni tra città
e campagne, all’equivoco
rurbanizzazione, si può
osservare attualmente l’emergenza
di un grande numero di
spazi protetti, ritenuti
naturali o meno, e nel
contempo, delle zone di
disinvestimento
industriale o agricolo.
Parallelamente, certe zone
residenziali diventano
precluse e protette, basti
pensare, infatti, alle
città-bunker dei
pensionati agiati
americani o europei.
Al-dilà del e-business,
cosiddetta garanzia di una
libera circolazione di
commerci ed informazioni,
si possono ancora
considerare le
polarizzazioni Centro/periferia
come pertinenti, sia a
livello mondiale sia
all’interno delle società,
allorché le dinamiche di
sviluppo scuotono le
divisioni finora stabilite?
Stati e società
Se alla costruzione
europea in particolare, si
aggiunge, secondo alcuni,
un disinvestimento da
parte del personale
politico nazionale, quali
sono le nuove
configurazioni
geopolitiche
tendenzialmente indotte
dagli apparati
centralizzati di potere? Che
ne è infine della guerra
stessa ?
Le tendenze
imperialistiche degli
Stati-Nazione si
indirizzano verso il
controllo delle
organizzazioni
transnazionali pubbliche o
private economiche,
associative o ideologiche,
o verso un compromesso con
esse? Le crisi delle
rappresentatività
cittadine, la costituzione
di oligarchie di esperti
in qualsiasi campo
condurrebbero ad una
desostanzializzazione
della democrazia con l’instaurazione
di una concorrenza
economica tra i diritti
locali ed i diritti
nazionali.
Bisognerà interrogarsi
sul ruolo delle grandi
ditte transnazionali nella
produzione del diritto,
allorché si osserva ormai
un’articolazione
problematica tra lo
spirito dei diritti del
contratto anglo-sassone e
lo spirito delle leggi dei
retaggi romani o
mediterranei, come
mostrano la trasformazione
dei diritti del lavoro, i
trasferimenti delle
prerogative giuridiche a
favore dei diritti
sopranazionali.
In che misura le grandi
migrazioni per la ricerca
di lavoro (Nord/Sud,
intra-eurasiatiche,
interamericane),
ristrutturano le società
tra comunitarizzazione,
assimilazione, meticciato
?
Lingue
e Culture
Esiste una lingua della
mondializzazione? Alcuni
temono che l’anglo-americano
degli scambi o, ad un
altro livello, la “novlangue”,
mettano in pericolo il
futuro delle lingue delle
grandi civiltà se non
mantengono la loro
presenza all’interno
delle produzioni
scientifiche e culturali.
In questo villaggio
mondiale della superficie
delle parole in che modo
le lingue vernacolari si
accomoderanno ad
un’eventuale Europa
delle regioni o ad altre
dislocazioni territoriali
?
Il ritorno del religioso
rinvia a diverse questioni:
Esistono delle religioni
della mondializzazione? Gli
integralismi delle
religioni
deterritorializzate? Quali
rapporti mantengono con la
nuova effervescenza di un
sacro profondamente
radicato? Le
comunità sono spesso
costrette a reagire alla
mondializzazione con la
mercantilizzazione delle
loro arti e dei loro
media, perciò si può
osservare nel contempo una
centralizzazione della
produzione culturale di
massa e l’invenzione di
prodotti reputati
autentici o folclorici.
Come viene quindi messo in
scena il sentimento di
appartenenza locale,
nazionale? Ci si potrebbe
interrogare sui processi
d’etnicizzazione delle
popolazioni interpellate e
politicamente
strumentalizzate dai
cacicchi e dai politici
locali.
Popoli,
ceti ed individui
In quali nuove
configurazioni di forze
sociali si inseriscono i
gruppi che la
mondializzazione sviluppa o stabilizza ?
L’aumentare dei
comunitarismi
corrisponderebbe, secondo
numerosi portavoce, ad una
dissoluzione dei ceti
sociali ed una
fragilizzazione del
divenire dei popoli
nazionali. La nuova
distribuzione dei poteri
economici e politici
riarticola delle porzioni
di ceti sociali; alcune si
mettono in scena nella
credenza mondialista, come
i salariati
“supertitolati” delle
metropoli, mentre alcuni
ceti produttori resistono
in maniera indifferenziata
o invisibile nelle
periferie, nei quartieri e
nei mondi rurali.
La mondializzazione non
viene troppo spesso
considerata come
trionfante all’interno
degli insiemi civilizzati?
Dei ceti mondializzati di
consumo (gioventù e
musica…) o di impiego (marini
di commercio) coesistono
con delle mobilitazioni
identitarie fortemente
localizzate (spettacoli
sportivi…). Se le
mobilitazioni e le
resistenze alla
mondializzazione sono
trasversali ai ceti
sociali, come le
solidarietà popolari
esprimono ormai i loro
rapporti con le élite ?
Modi
di produzione, predazione
e mercati
Le grande ditte
transnazionali, le loro
reti di subappalto, le
loro politiche di
localizzazione e
delocalizzazione, non
esauriscono la complessità
dei tessuti economici nei
quali
prosperano più che
mai le organizzazioni di
lavoratori, le mafie, le
famiglie e lignaggi. Come
si manifestano,
all’interno dei mercati
locali, nazionali,
internazionali, così come
nell’attività delle
imprese artigianali o
informali e quella delle
aziende agricole, le
contraddizioni tra unità
produttiva e gruppi
finanziari da una parte,
tra predazione
produttivistica costretta
e preservazione degli
ecosistemi, delle risorse
terrestri dall’altra
parte ?
Le metamorfosi delle forme
d’impiego indotte dalle
grandi ditte
internazionali e
federazioni di
imprenditori, alle quali,
in modo irregolare, danno
il cambio gli Stati, sono
riducibili ad una
precarizzazione
generalizzata,
all’istituzionalizzazione
della nozione d’inadoperabilità?
Come il lavoro concreto ha
dinamizzato (“dinamitato”?)
i modelli d’organizzazione
che si pensavano egemonici?
Quali sono le logiche
dell’iscrizione locale
dei poli di competenze o
di tecnologia, delle start
up, dello sviluppo ?
Dopo il doppio choc dello
scoppio della bolla
borsistica della nuova
economia e dell’11
settembre 2001, quali
sarebbero le
configurazioni ordinate o
caotiche della
mondializzazione ?
Comitato
scientifico
Jean-Paul
BARBE Université de
Nantes, Etudes germaniques
sociolinguistique (Studi
germanici sociolinguistici),
Françoise BOURDARIAS,
Université François
Rabelais, Tours,
Socio-anthropologie des
villes d’Afrique noire (Socio-antropologia
delle città d’Africa
nera). Guy BOIS, Université
de Paris VII, Histoire médiévale.
Histoire des crises systémiques
(Storia medievale, Storia
delle crisi sistemiche).
Pierre CAM, Université de
Nantes, Sociologie et
Droit du travail comparé
(Sociologia e Diritto del
lavoro comparato), Joëlle
DENIOT, Université de
Nantes, Anthropologie des
cultures (Antropologia
delle culture). Gérard
HEUZE, Université de
Toulouse Le Mirail, EHSS,
Anthropologie du monde
indien (Antropologia del
mondo indiano). Ali EL
KENZ, Université de
Nantes, Sociologie du
monde méditerranéen (Sociologia
del mondo mediterraneo).
Bruno LEFEBVRE, Université
de Nantes, Anthropologie
du travail (Antropologia
del lavoro). Paula
GODINHO, Anthropologie du
travail. Faculdade de ciêncas
sociais e
humanas,Universidade Nova
de Lisboa, Jacky
REAULT, Université de
Nantes, Sociologie
historique des territoires
(Sociologia storica dei
territori).
Dépôt
de candidatures en
ligne
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I progetti di
intervento (massimo
una pagina) dovranno
arrivare prima del
30 settembre 2004,
preferibilmente
inviati ad entrambe
le e-mail.
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