Université de Nantes
Laboratorio di Studi Sociologici delle Trasformazioni
ed Acculturazioni dei Milieux Popolari




Colloquio del 2, 3, 4 dicembre 2004 a Nantes*



Call for papers
Le società della mondializzazione



In che maniera concepire dei saperi pertinenti tenendo conto della pluralità dei discorsi che invocano la « mondializzazione »? Il termine appare verso il 1960, in un senso strettamente analitico, con il significato di « diffondersi nel mondo intero ». L’idea di una trasformazione tendenzialmente unificata del mondo si è diffusa solo negli ultimi vent’anni.

Può essere ridotta ad una « globalizzazione economica » o all’egemonia americana? Che fare dell’irruzione folgorante della Cina, dello sviluppo dell’India? Ci proponiamo di discutere questa trasformazione globale coerente ed accelerata del mondo contemporaneo, avviata dall’inizio degli anni 1980, come risposta alla crisi inaugurata nel 1973-4.
Come incidono questa mutazione, questo processo globale di trasformazione delle società** sugli Stati, i popoli, i ceti, le culture, le lingue, o addirittura, le individualità? Come si mobilitano queste unità storiche, sociali, umane per affrontare la mondializzazione, per fondersi o tentare di “ammansirla”? In che modo, tra i molteplici livelli di saperi e di ideologie ma anche di utopie e di immaginari, si raffigurano nello stesso tempo questi processi, le politiche che le influenzano, e le loro stesse azioni ?

Questo colloquio trans-disciplinare si propone di discutere la più grande varietà d’approcci, di studi, di ricerche, d’osservazioni. Le molteplici esperienze sociali di questa mondializzazione non hanno tutte le loro necessarie interpretazioni ? Come le esperienze settoriali o localizzate influenzano le teorie globali? Come procedono le reciproche ritraduzioni ?



Spazi e territori


Gli spazi ed i territori hanno delle frontiere e delle denominazioni variabili nel corso della storia. Che cosa diventano in seno a questi (nuovi ?) movimenti tecnici, economici, politici allorché il discorso dominante non li evoca che nel registro del collegamento in rete di individui, desideri e commerci?

Senza limitarsi alle nuove interpenetrazioni tra città e campagne, all’equivoco rurbanizzazione, si può osservare attualmente l’emergenza di un grande numero di spazi protetti, ritenuti naturali o meno, e nel contempo, delle zone di disinvestimento industriale o agricolo. Parallelamente, certe zone residenziali diventano precluse e protette, basti pensare, infatti, alle città-bunker dei pensionati agiati americani o europei.

Al-dilà del e-business, cosiddetta garanzia di una libera circolazione di commerci ed informazioni, si possono ancora considerare le polarizzazioni Centro/periferia come pertinenti, sia a livello mondiale sia all’interno delle società, allorché le dinamiche di sviluppo scuotono le divisioni finora stabilite?



Stati e società


Se alla costruzione europea in particolare, si aggiunge, secondo alcuni, un disinvestimento da parte del personale politico nazionale, quali sono le nuove configurazioni geopolitiche tendenzialmente indotte dagli apparati centralizzati di potere?
Che ne è infine della guerra stessa ?

Le tendenze imperialistiche degli Stati-Nazione si indirizzano verso il controllo delle organizzazioni transnazionali pubbliche o private economiche, associative o ideologiche, o verso un compromesso con esse? Le crisi delle rappresentatività cittadine, la costituzione di oligarchie di esperti in qualsiasi campo condurrebbero ad una desostanzializzazione della democrazia con l’instaurazione di una concorrenza economica tra i diritti locali ed i diritti nazionali.

Bisognerà interrogarsi sul ruolo delle grandi ditte transnazionali nella produzione del diritto, allorché si osserva ormai un’articolazione problematica tra lo spirito dei diritti del contratto anglo-sassone e lo spirito delle leggi dei retaggi romani o mediterranei, come mostrano la trasformazione dei diritti del lavoro, i trasferimenti delle prerogative giuridiche a favore dei diritti sopranazionali.


In che misura le grandi migrazioni per la ricerca di lavoro (Nord/Sud, intra-eurasiatiche, interamericane), ristrutturano le società tra comunitarizzazione, assimilazione, meticciato ?


Lingue e Culture

Esiste una lingua della mondializzazione? Alcuni temono che l’anglo-americano degli scambi o, ad un altro livello, la “novlangue”, mettano in pericolo il futuro delle lingue delle grandi civiltà se non mantengono la loro presenza all’interno delle produzioni scientifiche e culturali. In questo villaggio mondiale della superficie delle parole in che modo le lingue vernacolari si accomoderanno ad un’eventuale Europa delle regioni o ad altre dislocazioni territoriali ?


Il ritorno del religioso rinvia a diverse questioni: Esistono delle religioni della mondializzazione? Gli integralismi delle religioni deterritorializzate? Quali rapporti mantengono con la nuova effervescenza di un sacro profondamente radicato?
Le comunità sono spesso costrette a reagire alla mondializzazione con la mercantilizzazione delle loro arti e dei loro media, perciò si può osservare nel contempo una centralizzazione della produzione culturale di massa e l’invenzione di prodotti reputati autentici o folclorici.  Come viene quindi messo in scena il sentimento di appartenenza locale, nazionale? Ci si potrebbe interrogare sui processi d’etnicizzazione delle popolazioni interpellate e politicamente strumentalizzate dai cacicchi e dai politici locali.


Popoli, ceti ed individui

In quali nuove configurazioni di forze sociali si inseriscono i gruppi che la mondializzazione  sviluppa o stabilizza ?

L’aumentare dei comunitarismi corrisponderebbe, secondo numerosi portavoce, ad una dissoluzione dei ceti sociali ed una fragilizzazione del divenire dei popoli nazionali. La nuova distribuzione dei poteri economici e politici riarticola delle porzioni di ceti sociali; alcune si mettono in scena nella credenza mondialista, come i salariati “supertitolati” delle metropoli, mentre alcuni ceti produttori resistono in maniera indifferenziata o invisibile nelle periferie, nei quartieri e nei mondi rurali.


La mondializzazione non viene troppo spesso considerata come trionfante all’interno degli insiemi civilizzati? Dei ceti mondializzati di consumo (gioventù e musica…) o di impiego (marini di commercio) coesistono con delle mobilitazioni identitarie fortemente localizzate (spettacoli sportivi…). Se le mobilitazioni e le resistenze alla mondializzazione sono trasversali ai ceti sociali, come le solidarietà popolari esprimono ormai i loro rapporti con le élite ?


Modi di produzione, predazione e mercati

Le grande ditte transnazionali, le loro reti di subappalto, le loro politiche di localizzazione e delocalizzazione, non esauriscono la complessità dei tessuti economici nei quali  prosperano più che mai le organizzazioni di lavoratori, le mafie, le famiglie e lignaggi. Come si manifestano, all’interno dei mercati locali, nazionali, internazionali, così come nell’attività delle imprese artigianali o informali e quella delle aziende agricole, le contraddizioni tra unità produttiva e gruppi finanziari da una parte, tra predazione produttivistica costretta e preservazione degli ecosistemi, delle risorse terrestri dall’altra parte ?

Le metamorfosi delle forme d’impiego indotte dalle grandi ditte internazionali e federazioni di imprenditori, alle quali, in modo irregolare, danno il cambio gli Stati, sono riducibili ad una precarizzazione generalizzata, all’istituzionalizzazione della nozione d’inadoperabilità? Come il lavoro concreto ha dinamizzato (“dinamitato”?) i modelli d’organizzazione che si pensavano egemonici? Quali sono le logiche dell’iscrizione locale dei poli di competenze o di tecnologia, delle start up, dello sviluppo ?


Dopo il doppio choc dello scoppio della bolla borsistica della nuova economia e dell’11 settembre 2001, quali sarebbero le configurazioni ordinate o caotiche della mondializzazione ?



Comitato scientifico

Jean-Paul BARBE Université de Nantes, Etudes germaniques sociolinguistique (Studi germanici sociolinguistici), Françoise BOURDARIAS, Université François Rabelais, Tours, Socio-anthropologie des villes d’Afrique noire (Socio-antropologia delle città d’Africa nera). Guy BOIS, Université de Paris VII, Histoire médiévale. Histoire des crises systémiques (Storia medievale, Storia delle crisi sistemiche). Pierre CAM, Université de Nantes, Sociologie et Droit du travail comparé (Sociologia e Diritto del lavoro comparato), Joëlle DENIOT, Université de Nantes, Anthropologie des cultures (Antropologia delle culture). Gérard HEUZE, Université de Toulouse Le Mirail, EHSS, Anthropologie du monde indien (Antropologia del mondo indiano). Ali EL KENZ, Université de Nantes, Sociologie du monde méditerranéen (Sociologia del mondo mediterraneo). Bruno LEFEBVRE, Université de Nantes, Anthropologie du travail (Antropologia del lavoro). Paula GODINHO, Anthropologie du travail. Faculdade de ciêncas sociais e humanas,Universidade Nova de Lisboa,  Jacky REAULT, Université de Nantes, Sociologie historique des territoires (Sociologia storica dei territori).


Dépôt de candidatures en ligne

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I progetti di intervento (massimo una pagina) dovranno arrivare prima del 30 settembre 2004, preferibilmente inviati ad entrambe le e-mail.

 


LESTAMP Université de Nantes Chemin de la Censive du Tertre, BP 81227, 44312 NANTES Cedex 3
 

For registration :
Jacky Réault
81, rue du Général Buat
44000 - NANTES
Tél.: 06 88 54 77 34
Mail : jacky.reault@wanadoo.fr
Sincères salutations,
Joëlle DENIOT, Directrice
lestamp@lestamp.com




* Traduzione del Dott. Sébastien Froin, Università di Nantes.
** In corsivo,  Guy Bois. Une nouvelle servitude. Essai sur la mondialisation (Una nuova servitù. Saggio sulla mondializzazione). François-Xavier de Guibert 2003